Quando un bambino mangia troppo, e ciò implica un disagio per sé stesso in termini di aumento di peso o difficoltà di digestione, è necessario che l’adulto intervenga; al contrario è bene che l’adulto tolleri un atteggiamento inopportuno in tal senso verso il cibo quando questo è passeggero e tutto sommato fastidioso ma non disfunzionale.

Spesso, come per l’adulto, anche nel bambino il cibo può rappresentare il campo in cui vengono riflesse frustrazioni, ansie e rabbie della quotidianità e darne troppo peso potrebbe portare alla stagnazione del problema, in quanto, involontariamente, le attenzioni date rappresenterebbero un valore aggiunto del sintomo che in questo modo si potrebbe aggravare.

Quando al contrario vi sia un disturbo non passeggero ma piuttosto un atteggiamento disfunzionale al bambino è importante stabilire un’alleanza con tutte le figure adulte che gravitano attorno alla vita del bambino stesso, stabilendo le qualità e le quantità di cibo che il bambino può mangiare nell’arco della giornata. Stabilire un accordo col solo bambino infatti potrebbe non essere sufficiente perché, anche qualora si trovasse un accordo, la forza di volontà potrebbe non essere sufficiente e quasi sempre si assisterebbe ad un boicottaggio sistematico della dieta intesa come regime alimentare controllato.

Per mia esperienza è sufficiente, nella maggior parte dei casi, evitare che il bambino mangi fuori pasto cose diverse da un frutto (merendine, succhi…) ed i bis dei primi, in particolare favorendone il più possibile l’esercizio fisico quotidiano. Si deve sostanzialmente correggere lo stile di vita favorendone uno funzionale.

Roberta Chiesa

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