mensa scolastica di SIR che invita i bambini a mangiare sano

Sarebbe poi tanto sbagliato proporre cibi maggiormente “palatabili” dato che i pasti sono comunque 3 al giorno e l’alternativa per molti ragazzi è avanzare proprio quei cibi che rappresentano i fattori di resistenza per eccellenza ai loro gusti come le verdure?   

La risposta è assolutamente si, non solo verrebbe meno la principale funzione educativa della mensa scolastica ma ciò che è spesso sconosciuto ai più è che vi è una correlazione spaventosamente rilevante tra un’educazione alimentare scorretta e le maggior parte delle patologie legate allo stile di vita nell’età adulta. Non solo, ormai è anche chiara la relazione tra soprappeso/sottopeso e la resa scolastica data dagli effetti della stanchezza derivante da un apporto nutrizionale inadeguato.

Quando il nostro fisico è inondato da cibi ricchi di conservanti o zuccheri ad esempio, si scatena nei meccanismi cerebrali una sorta di frenesia divoratrice che può essere del tutto paragonata a ciò che succede a chi soffre di altre forme di dipendenza, quali ad esempio il fumo o la droga. Questa è la conclusione cui è arrivata una ricerca statunitense pubblicata dalla rivista di settore Nature Neuroscience condotta in Florida. Nello specifico gli studiosi hanno osservato e testato il fenomeno di dipendenza dal cosiddetto “cibo spazzatura” su dei ratti da laboratorio introducendo nella loro alimentazione usuale, composta per lo più da cibi sani e leggeri, degli snack a base di salumi dolci vari e grassi. Il risultato è che ovviamente gli animali hanno accettato di buon grado il cambio ma al prezzo di una maggiore stanchezza ed un ovvio aumento di peso. La ricerca ha messo in rilievo inoltre che dopo un breve lasso di tempo i ratti non erano più in grado di avvertire il senso di sazietà e continuavano a richiedere quei cibi anche quando la quantità ingerita era ben oltre la norma di quando avveniva precedentemente coi cibi “sani”.

Si evince che sia stata indotta una modificazione dei cosiddetti “circuiti di ricompensa” ovvero le aree del cervello che regolano la produzione della dopamina in grado di trasmettere gli impulsi dediti all’appagamento. Per ripristinare una condizione di normalità in questi circuiti di ricompensa negli animali è dovuto trascorrere il doppio del tempo che si era reso necessario inizialmente per abituarsi alla condizione disfunzionale. La Coldiretti ha commentato questi risultati fornendo delle percentuali sull’alimentazione scorretta dei bambini italiani alquanto preoccupanti: ben il 41% consuma giornalmente bevande ricche di zucchero e privilegia i cibi grassi anziché frutta e verdura.

 

Roberta Chiesa, psicoterapeuta.